Tu che t'insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A fare folle e ornata, del mio spirito
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato: come alla bottiglia
L'ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l'ostinato
Giocatore, che sia maledetta.
Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M'han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! Una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
tu faresti rivivere il cadaver
del tuo vampiro, con i baci tuoi!".
Charles Baudlaire

Oblio,dolce e suadente oblio nel quale mi perdo attraversata dai fitti venti di questa notte assai oscura. Mio cuore dannato quando la smetterai di tormentarmi,e di percuotermi come mille fruste che bruciano la candida e fragile pelle che riveste ormai un corpo vuoto e morto?
Piedi che camminano lungo foreste incantate,foreste inesistenti ove la mia mente si perde in ricordi strazianti di un mero passato.
Musiche dolenti quel che odo,musiche imperfette. Manca,manca.. Maledizione manca quel suono.
Lacrime che detesto scendono languide dagli occhi di velenoso miele dorato. Sangue dolcissimo quello che corre lungo la mia gola mentre banchetto in faccia alla luna sul corpo straziato di chi,almeno per questo notte,avrebbe dovuto rimanere in dolci coperte a dormire cullato dalle armoniose braccia di Morfeo incantatore.
Non c’è sonno per i vampiri.. Non c’è sonno per Gabrielle.. Non c’è..
Pazza,totalmente pazza.. qualcuno mi disse se ne fosse valsa la pena.. Io risposi << Oui! Oui! Et pour l’eternitè oui!>>
Adesso mi guardo riflessa negli occhi morti di un corpo morto e quel “oui” così sicuro non riesco più a trovarlo,sentendomi sprofondare in un inferno di perfida agonia.
Vorrei sentirmi strappare con violenza da questa incertezza. Vorrei sentire la carne bruciare sotto le sapienti mani di un musicista senza passato,né presente o futuro.. Vorrei sentirmi morire sotto i canini che squarciano il mio corpo sussurrandomi con ardore “t’aime..t’aime..”.. vorrei..
Care labbra di un volto senza nome,la vostra carnefice vi bacia un ultima volta assaporando la vostra essenza di morte per poi perdersi nuovamente in sconosciuti pensieri ove il tormento si dilegua con essa.
L'eternità sembra essere fin troppo lunga e corta a volte,eppure anche fin troppo statica e immutata...ma invece tutto cambia,tutto muta in modo irrimediabile,sono solo io che resto ferma a osserva questo scialbo spettacolo.Il silenzio è un qualcosa non sempre comprensibile per i mortali. È come un fermo,una pausa dolorosa…invece in quel frangente si è in comunicazione più di quanto un essere possa rendersene conto. Nel silenzio parliamo,ascoltiamo e guardiamo. Soffriamo e amiamo. Viviamo e moriamo. Il silenzio è un qualcosa che spesso potrebbe sembrare incomprensibile e altre volte è un libro con poche parole facilissimo per il nostro intelletto.
Gli immortali arrivano ad un punto della loro esistenza in cui l’unico loro desiderio sta proprio nel silenzio. Nel buio della mente e delle parole. Rumori di sottofondo che diventano echi lontani. Silenzio assieme alle mille immagini che scorrono nella mente come le lacrime rubino che solcano i loro visi perfetti ed immacolati.
Silenzio quello che scorre nelle mi membra,nella mia dimora e nella mia mente. Le mani si muovono veloci su tasti inesistenti che non provocano nessuna melodia. Tutto questo mi rammenta quando sono morta. Nel silenzio della sua voce, per poi rinascere nel silenzio di entrambi divorati da quel senso di sbagliato.
Silenzio quando vidi poi lei per la prima volta sulla mia strada,lei e i suoi capelli di fuochi per poi vederla sparire per colpa del mio silenzio. Silenzio. Silenzio. Ti ho rivista nel silenzio per poi scontare lo sguardo di lui,il suo disprezzo,il suo odio in quello che viene sempre considerato tradimento. Ed è di nuovo silenzio.
Ma spesso ci si stanca di questo stato. Il troppo silenzio porta alla pazzia,alla follia per un essere come me che vive di suoni,di melodie e di dolce musica. Gemiti e spasmi,anch’essi formano una dolce melodia. Un dolce angelo dagli occhi cristallo che frema tra le braccia di una donna dal corpo di fanciulla. La morte dalle sembianze perfette che rompe quel silenzio nel suo peccato originale,nel suo banchetto peccaminoso.
Rompo ogni stato di quiete,ogni piccolo frangente di assoluto silenzio. Ritorno alla vita cercando solo quelle parole e quei suoni che mi sono negata per troppo tempo.
Il disprezzo che io riesco a leggere nei suoi occhi è una lama lacerante,ben peggiore del silenzio che squarcia l’amore,peggiore delle parole e delle insinuazioni. Accusatorio. Incapace di comprendere. La disperazione che diviene più profonda. Note e ancora note che si rincorrono perdendosi in n vortice di rabbia,di frustrazione. Mon Dieu quanto possiamo essere patetici noi immortali,tanto da non renderci conto di essere così simili alla razza umana da assimilare addirittura i loro difetti peggiori.
La rabbia,la gelosia,il ripudio e infine la vendetta. Non è solo l’assassinio e la morte a renderci così mostruosi nella nostra infima bellezza,no.. I nostri peggiori difetti vengono scaturiti dall’amore che accettiamo,dall’amore che sentiamo per il quale soffriamo,per il quale la nostra anima è dannata.
Sia maledetto quel giorno in cui decisi di essere tua,sia maledetto quel giorno in cui mi ha abbandonata e lasciata marcire nel mio tormento,sia maledetto quel giorno in cui pensai vanamente di poter sostituire con una diversa melodia… perché sono solo riuscita a regalarmi una peggior dannazione,sono solo riuscita a sentirmi scivolar via da quella musica che mi apparteneva e a perdere quel rispetto che una volta avevo.
Dai miei sbagli capisco solo di essere semplicemente parte di te,mon amour. Ma cosa sono veramente? Solo effimera musica destinata prima o poi a bruciare nelle fiamme ardenti della follia e della disperazione? Musa amata che ama la bellezza di chi la crea,di chi la brama e la rigenera coi suoi baci peccaminosi di morte e dannazione,di amore profano ma puro? O sono solo la schiava del tuo letto insanguinato dal tuo seme folle; la puttana che torna strisciando da te quando il buio la sovrasta illudendosi di un’amore che forse ha perduto quando la bellezza e l’innocenza della tenera vita infantile l’ha lasciata?
Confusa mi aggiro nelle strade isolate e buie,sotto la pioggia incessante mentre il mio corpo sanguina,ma le ferite non si vedo. Dentro di me,si aprono lentamente e dolorosamente. Lacrime che bruciano,che segnano la mia pelle bagnata e baciata dalla luna.
Oh,smettila bugiarda di esaltare la mia bellezza. Non vi è bellezza in questo. Non vi è nulla se nonché dannazione e dolore,odio e amore che mi sfiniscono,che mi distruggono.
Il rosso vermiglio dei suoi occhi che si specchia in quello dei miei agonizzanti. E’ terribilmente,semplicemente atroce vedersi morire in questo modo sotto accuse ingiustificate,insinuazione irreali.
Non schernirmi in questo modo,con la tua voce carica di dolore e di rabbia, con le tue risate taglienti e il tuo disprezzo anche ad ogni mio singolo e sincero bacio.
T’aime,t’aime e non posso fare altrimenti. Qualsiasi cosa io sia,qualsiasi nota o melodia o strumento.. Ed ora che anche l’ultima lacrima cade in questo abisso d’agonia non posso fare a meno di sorridere stretta da queste catene da me volute e da te imposte.. Se questo è l’unico modo di averti,anche nel disprezzo del tuo cuore essia. Colpevole dell’amore del mio stesso carcerario.. Dio sa se questo è il mio peccato,ma non mi maledico per l’amore che provo né maledico te.
Je t’aime..
Rigenerata e riposata ero tornata nel mio piccolo ma confortevole appartamento parigino. Leggera mi ero del tutto abbandonata sulla panchetta del pianoforte che splendente spadroneggiava su tutta la stanza. Un vestitino nero cadeva leggero lungo i fianchi mentre le spalline sottili erano in bilico sugli omeri.
D’un tratto si spalancò la finestra facendo entrare con violenza una folata di vento che mosse tutti gli spartiti lasciandoli cadere per terra. Solo uno vi rimase sopra: Toccata in fuga. Il sangue fresco appena assunto mi si raggelò nelle vene.
“ Lo sai quanto amo questo spartito”. Parole furtive nella mia testa.L’immagine di Andrè prese forma in me.
Quello spartito che rappresenta quasi quello che eravamo io e lui,quando ero ancora mortale e quando le doti da vampira mi diedero la capacità di trasformare la velocità del pianoforte alla pari dei suoi virtuosismi col violino.
L’aria divenne pesante quando appoggiai i polpastrelli sui tasti bianchi del piano e iniziai a suonare con determinazione.
Staccati veloci,furtivi,scattanti. Le mani che si posano leggere ma con violenza, impiegando ogni singolo muscolo della dita. Il corpo che si muove e segue quella melodia, il violino nella mia testa. Andrè che suona veloce,che sorride con occhi chiusi e m’invita a suonare di più; più forza,più vivacità..più passione. Dalla finestra spalancata le tende danzano con aria dannata,un girotondo di pura passione,un limbo ove la musica trova il suo sbocco,dove l’amore ritrova i suoi amanti Lui suona quelle note rincorrendo me…ed ora io che rincorro lui. Un gioco! ..e poi è di nuovo musica. Accarezza le corde del violino come se stesse accarezzando il mio viso,come se stesse toccando un qualcosa di fragile come ben pochi hanno la capacità di fare.
Trema l’archetto quando passa sulle corde tese.
I miei piedi che premono sui pedali del pianoforte,il vestito che cade quasi dal mio corpo. I capelli lunghi e scuri che danzano nel vento.
Una nuova folata e gli spartiti volano nuovamente. Lacrime? No,gli occhi sono serrati,in trance. Andrè mi è vicino suona con me,come ha sempre fatto. Seguo le note con battito della testa per poi perdermi nel solo violino che intona una ninna nanna e poi riprendere con più violenza ma maestria. Note incalzanti e scattanti e poi nuovamente il violino che urla e poi io e lui…e nuovamente… L’archetto che graffia le corde,i polpastrelli che battono sui tasti.
Veloci le mani scattano sul pianoforte percorrendolo in un virtuosismo come se fossero piccoli ragnetti che corrono su di un pavimento. Il violino si affievolisce,le mani che battono per poi alzarmi in piedi e dettare l’ultimo accordo col violino che riprende forza e sentire il fiato mancare come se si stesse per percepire la sensazione di vuoto…e il vento che ordina il silenzio. Nuovamente sola nella stanza. Sola nella confusione dei mille spartiti sparsi sul pavimento.
La finestra ancora aperta e un’aria leggera stavolta vi entra baciandomi la pelle e muovendo il vestito che piano sembri scivolarmi via. Un sorriso che colora il mio viso mentre rimango nella posizione di qualcuno che ha appena finito un concerto e deve ancora riuscire a orientarsi per riuscire a evadere da quella dolce e frenetica illusione musicale..
Una nuova consapevolezza anima il mio cuore mentre le membra tremano.
Adesso sento che sei di nuovo qui.
Ho perso il conto delle notti che si susseguirono da quella. Non rammento nemmeno quanto tempo rimasi distesa su quel pavimento inerme,dissanguata e con l’ira e la disperazione che scorrevano come veleno pregiato nelle mie vene. Quando mi destai solo il suo maledetto violino era ancora stretto tra le mie braccia. I miei occhi erano stanchi,vitrei. Nessuno controllo nei miei movimenti,nei miei pensieri. La donna era del tutto morto,solo il mostro regnava in me. Cacciai per tre notti intere senza tregua,bevvi a sazietà da quelli che sarebbero potuto essere miei coetanei. Ubriachi di vita,d’amore e di passione. Ubriachi di quei vizzi a cui la loro vita gli aveva abituati e anch’io mi ubriacai del mio più feroce vizio,il più dannato: uccidere. Assassini,innocenti,moribondi,ricchi o poveri quale differenza faceva. Il sangue è la vita,è il potere…non cambia per me.
I suoi occhi gelidi e rossi erano perennemente impressi nella mia mente. La sua voce calda e tremante risuonava nelle mie orecchie assieme a quel trillo che mi dava i brividi. L’odio era forte ma l’amore non poteva essere superato sebbene ogni mia maledizione ricadeva soffice sul suo nome inciso come fuoco nella mia pelle,nella mia anima del tutto condannata.
Quando fui più che sazia,ma non del tutto appagata,mi portai stancamente verso il mio appartamento. Non avevo intenzione di ritornare a palazzo,in quell’abitazione che una volta avevo chiamato casa ma che ormai per me riservava solo rancori e ricordi scolpiti in quei muri freddi testimoni del più osceno dei delitti: il tradimento.
Mi sentivo per l’ennesima volta ferita. Il cuore che si squarciava. I miei occhi privi d’espressione,solo dolore vitreo e trasparente che si confondeva con quella vena maligna. Macchiati dalle lacrime vermiglie e dall’eccitazione che solo il sangue poteva darmi. Lo bramavo,lo desideravo. Desideravo la sua rabbia,la sua ferocia mentre succhiava avidamente il suo sangue portandomi a quel piacere chiamato morte. Sarebbe stata una melodia sublime quella. Una seconda morte,indubbiamente più felice di quella che adesso mi porto dietro.
Morire nuovamente tra le sua mani. Morire per le sue labbra,per il suo corpo,per il suo volere. Un urlo straziante uscì dalle mie labbra mentre le lacrime rosse rigavano i miei occhi. Note stonate nella mia testa,senza senso. Solo rumore,tremendo frastuono. Mi sentivo stanca. Tremendamente stanca.
Venni rapita dalla bellezza della mia Parigi che per pochi felicissimi istanti fece sì che tutto quello si fermasse. Il Senna appena rumoroso che raccoglieva le immagini galleggianti degli amanti e i loro sospiri,i loro desideri e le loro fantasie.
Non potevo non ammirare quello spettacolo sorridendo amaramente e domandandomi se mai un giorno avrei avuto il coraggio di morire davvero tra le braccia del mio unico scopo di vita inesistente.
La mente che vaga e non da spazio a riflessioni o ragionamenti. Smarrita in un vortice,in un caos di note,di ricordi e di rimpianti. I passi che distratti sono lungi ma lenti. Piano conducono nel posto che fino a un minuto prima non avrei mai e poi mai voluto rivedere. Gli occhi quasi sgranati a vedere il cancello ramato che sfocia in arricciamenti sul vertice. Il sangue che fluente si raggela nelle vene.
“ Mon Dieu..” un sussurro fuoriesce dalle mie labbra quando noto che il buio penetrante della villa cela una terribile sorpresa che lascia il mio corpo del tutto pietrificato e privo di qualsiasi coscienza. Il vento schiaffeggia il mio volto quando le note entrano nelle mie orecchie e quasi con forza strappano via le lacrime dai miei occhi che vanamente tentano la resistenza.
Un fremito scuote il mio intero corpo quando in pochi istanti mi ritrovo dentro il giardino bellissimo sebbene ormai diroccato. Il vestito che ondeggia nel vento mentre i passi silenziosi mi portano sotto il balcone dove ricordi più lontani si perdono in quel tempo.
La luna illumina quella figura che come un lamento intona quelle note. I movimenti fluidi guidano quella melodia che fuoriesce dalle corde tese. L’archetto che danza su di esse sale e scende con disinvoltura nonostante la mano che lo padroneggia stia tremendo al tocco di quella luce notturna. Un singhiozzo amaro rotola dalle mie labbra e il tempo non è abbastanza veloce per essere testimone di quel guizzo che gli occhi doloranti di sangue compiono per spostarsi su di me.
Andrè nuovamente lì.
- Gabrielle… - sussurro eccitato che esce dalle sue labbra mentre la mia attenzione viene richiamata dal rivoletto di sangue che cola dalle sue labbra. L’odore è penetrate ma il sangue è debole. Il sangue d Andrè debole perché insufficiente per il suo corpo. Le membra che tremano mentre la melodia si fa pesante,tenebrosa e rabbiosa. Ricordi non troppo lontani animano il corpo di lui. La mia presenza che lo infastidisce ma al tempo stesso lo tormenta,l’ossessiona.
- Gabrielle VATTENE! – un rantolo che si trasforma in un urlo di rabbia. – Non è una semplice richiesta…VATTENE!- la voce sempre più dura che esce come un ringhio mentre la musica cessa. Rimane fermo e immobile ad osservarmi. La sua pressione che si fa forte. Improvvisamente mi sento terribilmente umana e quasi del tutto impotente. Due righe rosse scorrono per il viso mentre la voce sembra essere del tutto assente. La paura domina il mio corpo ma improvvisamente il leggero tremore di Andrè,i suoi battiti irregolari che non possono sfuggire al mio orecchio e le sue sensazioni,i suoi bisogni che vengono dettati dal suo sangue sono quasi la luce in quella tenebra scura che ridona la sicurezza al mio spirito.
Veloce mi sono avvicinata a lui mentre sentivo i suoi respiri sempre più affannosi crescere. Un animale smarrito e infastidito da quel frastuono che la testa dettava. Le mie braccia stretta al suo addome. La fragilità di quell’amore che nemmeno tutto l’odio,il dolore e il rancore hanno mai cancellato. Pochi istanti e il mio corpo è sbattuto contro il muro. Il dolore è intenso,sento le vertebre spezzate ma non m’importa. La sete,il bisogno del sangue sono le cause di quella pazzia.
- Bevi da me… - non è una richiesta la mia o una supplica e la semplice consapevolezza della sua richiesta,sebbene implicita,d’aiuto. Sente la mostruosità accrescere e l’odio nei confronti di se stesso prendere forma mentre avido penetra la carne fredda e dura con i canini prelevando grandi sorsate di sangue. “ Voglio TUTTO di te!” Unico pensiero nella mia mente mentre piano sentivo le forze venire meno. Anche se in quel momento mi avesse uccisa sarei stata felice di morire nuovamente tra le sue braccia. Felice di essere ancora amata come lo ero sempre stata. Le lacrime si facevano viscose mentre il mio petto aderiva al suo avvolto nel sapore e nell’odore del sangue,della passione..poi essere nuovamente lasciata.
- N..non..v..voglio..Ucciderti! – la sua voce smorzata,fremente e combattuta esce mentre si stacca da me. Raccogliendo quelle poche energie rimaste sono scattata con l’agilità di un gatto riportando il suo corpo attaccato al mio. I miei occhi lucidi e insanguinati chiedevano amore e leggevano nei suoi occhi la resa,il dolore e la disperazione.
- Uccidimi pure,se vuol dire alleviarti questa pena...FALLO! Non m'importa.. almeno stavolta avrei la certezza di vivere l'eternità con te, perché il mio sangue scorrerebbe per sempre nelle tue vene e...mai... mai NESSUNO potrò sottrartelo via.- rabbia,dolore e frustrazione in quelle parole mentre sentii nuovamente il corpo scuotersi dal tremore. Mi lacerai con i denti le labbra lasciando che il mio stesso sangue inebriasse la mente. Mi strinsi al suo corpo forte e duro con più forza,sebbene inizialmente riuscivo a percepire la sua repulsione e la mia paura di ricevere nuovamente del male. Le labbra s’incontrarono tra loro perdendosi nella dolcezza di quel bacio pieno di peccato ma al tempo stesso carico d’amore,quell’amore che si era perso nel tempo della lontananza ma che non era mai morto. Un momento eterno,ma si sa per noi l’eternità è qualcosa da non poter spiegare ad orecchie umane,qualcosa d’astratto e realmente incomprensibile anche per noi stessi. Il tutto è durato come la dolcezza e la bellezza del primo momento di vita,della rinascita e dell’ultimo respiro della morte. Un’intensità unica che si fa strada nel copro di chi la prova e si sposa col desiderio che essa possa essere interminabile.
“ Je t’aime” .. Pensiero mio.. Pensiero suo o comune…Un solo pensiero spento dal nuovo abbandono. Nuovamente distesa a terra dolorante,priva di sangue mentre vedevo al sua figura allontanarsi nella notte. Il mostro assetato di sangue che però lasciava con me la sua anima,il suo amore e il suo odio. Le lacrime mi solcavano il viso mentre dalla mia bocca fuoriusciva un “ti odio” falso e dolorante. Le mani strette attorno al violino che lentamente portai al mio metto,stretto intorno al mio cure mentre la sua figura leggera e scura spariva nella notte ormai inoltrata,ormai buia. Il sol pensiero che mi cullò prima di cadere del tutto vittima della debolezza fu proprio quel violino. Non più un addio ma un arrivederci.
Luna piena,notte fonda. Pensieri che aleggiano come melodie. Parigi addormentata vissuta dalle sole anime insonni o dannate che passeggiano silenziose come ombre. Il vento è calmo,smuove appena le nuvole che giocherellano con la luna creando forme e figure oscure e misteriose. Passeggiare e respirare quella dolce aria estiva è sempre un tocca sana. Dominata dai miei soliti pensieri cerco semplicemente di non dare troppo nell’occhio celando la mia mente ad ogni essere non vivente che si trovi nei paraggi. Vorrei poter addormentarmi in quelle strade così solitarie ed abbandonate,prendere ogni mio pensiero e lanciarlo come un sasso nel Senna e dimenticarmi di tutto. Vorrei poter tornare quel fiore roseo dell’età ottocentesca francese e rivedere gli occhi cobalto di mia madre o le mani bellissime di mio padre rivivendo ogni mio momento con loro. Ritornare ingenua come lo ero e arrossire per un complimento,piangere per un’emozione e sospirare per un sogno. Sentire la voce delle domestiche chiamarmi allegramente oppure i maestri richiamarmi all’attenzione ogni volta che il mio sguardo sognante si perdeva fuori dalla finestra nella mattinate primaverili. Specchiarmi in quel lusso e poi sorridere e ridere di me stessa. Bramare musiche proibite e riscoprirmi del tutto schiava della loro magia. Vorrei..ma non sono così onnipotente come credono che i vampiri siano. Mi ritrovo a essere così fragile,sciocca e persa nei miei rimorsi. Il vestito di seta nera aleggia tranquillo mentre il mio corpo si posa su una panchina.
Cosa faccio? Aspetto!
Gabrielle non cambia,nemmeno la morte l’ha mai cambiata. Paziente,osservatrice del mondo, spettatrice di morte e cacciatore di vita.
Cosa aspetto? Tutto e nessuno.
La vita che si affaccia,che bussa alla sua porta credendo di aver visto la luce.Vita che si spegne tra le sue labbra velenose le quali portano ad una lenta ed effimera morte. Vita che scorre fasulla nelle sue vene rigenerandola.
La morte che ritorni ad abbracciarla,a baciarla a suonare per lei. Dolce morte dagli occhi d’angelo che l’hai sempre accompagnata,che l’hai abbandonata e ripudiata. Dolce morte che vivi per lei, ed ella vive per te. Dolce morte che ti aspetto ancora e non mi stancherò mai di aspettarti,unica ragione di vera vita che scorre ancora in questo corpo. Mia musica,mia essenza,mio tutto.
Adesso chiudo gli occhi abbandonandomi su questa panchina fredda e triste perdendomi nel tuo odore lontano,nella tua pelle candida come luna e nel tuo sguardo scuro come la notte. Adesso bramo le tue mani di quando ero ancora viva,di quando sono morta,di quando sono rinata. Adesso bramo te in questa solitudine,in questa disperazione.
Adesso che qualcuno mi ha notato,che qualcuno dalla mente corrotta ha appena trovato la giusta punizione per i suoi mali,adesso che la fame in me si risveglia come una belva dal lungo letargo,adesso che non sono Gabrielle ma sono solo il mostro penso a te.. Adesso..che ti amo sempre di più.
